Blues Line Radio
L'Amore è una rosa,ogni petalo un'illusione,ogni spina una realta'
 
 

Riflessioni ed Emozioni


                                             Monica Pasero

                                     CUORE

E questo mio cuore che nemmeno io lo conosco
Ha segreti, sai… che non mi ha mai narrato,
ma sicuramente di te spesso ha parlato. Nelle mie notti tra cielo e terra voli comuni abbiamo affrontato. Sogni lontani hanno svelato il nostro domani.

E io vorrei dirti che sarebbe bello incontrati
nel mio cuore e vedere,
se tu riesci a destarlo dal suo torpore.

Vorrei dirti che non esiste un tempo per ritrovarci
ma Dio ci ha dato l’eterno l’amarci…

E seppur camminiamo paralleli e lontani.
Forse quelle che sogno, su di me, sono le tue mani.

E se tutto ciò non bastasse a destar il mio cuore
Sono certa che lui sa parlati per me d’amore.

Monica Pasero Franco Cavigliano



Il varco fra i due mondi

di Monica Pasero

Sintesi

Un portale che apre ai luoghi dove la ragione ancor non s’addentra; in quei luoghi tanto romanzati nei secoli, ma che nessuno ancora ha mai visto. All’ottavo rintocco di uno dei più antichi orologi del mondo; in un giorno d’eclisse, un uomo e una donna, uniti dall’amore consapevole, potrebbero aprire il varco che dalla notte dei tempi ci separa dalla verità.

                            

                                         





Mi chiamo Monica Pasero sono nata nei primi anni '70, sono cresciuta tra lacrime e sogni. Mi sono rifugiata spesso nella fantasia e lei mi ha fatto da mamma e da maestra aiutandomi nei momenti bui del mio percorso. Nella scrittura ho trovato la mia dimensione, il mio portale, un luogo dove ripararmi da una vita non sempre facile…

Nei miei libri, racconto un mondo nuovo, dove l’amore è il protagonista, dove lo spirito e il sogno sono le grandi forze che lo governano. Scrivere mi ha salvato la vita tante volte e continua a farlo, sono convinta che tutti abbiano una missione, nella scrittura io sto compiendo la mia. In questi dieci anni sono nate 12 pubblicazioni a oggi non tutte disponibili. Ogni libro mi ha insegnato qualcosa, mi ha portato a migliorarmi e a comprendere che ogni volta che una storia termina, la vita ti mette innanzi altre storie da raccontare, in fondo tutti noi facciamo parte di una grandiosa e unica prima edizione.


Silente riserbo
nel suo respiro
che come brezza
accompagna la sera.

Lenta cala fino a terra
indugiando fin nelle sue radici…

Appar giacere, senza moto alcuno
eppur vitale, radicato nella madre
s’inerpica nei meandri della terra natia.

Innalza la sua natura al creato.

Rami come braccia invocano l’amore
che trattiene nelle sue radici custodi di
Messaggi antichi …


Monica Pasero

Un giorno,
quando il temporale sarà finito;
e Dio avrà accolto le nostre preghiere;
ci cammineremo incontro…
La terra profumerà di fresco
e i suoi fiori profumeranno come non mai.
Un giorno,
quando questo cielo coperto aprirà al sole,
noi saremo ancora qui
Un po’ più bianchi,
forse, un po’ più curvi e tanto stanchi; ma saremo ancora qui e troveremo modo per camminarci incontro perché nessun temporale è eterno;
di eterno rimane solo il nostro amore.


Monica Pasero e Franco Cavigliano per Anime Erranti

https://monet73.wixsite.com/monicapaseroautrice















          

                                             I principali filosofi e scrittori dell’800

Tra coloro che possono essere definiti come i principali filosofi e scrittori dell’800 troviamo senza dubbio Johann Wolfgang von Goethe in Germania, autore de Le affinità elettive e I dolori del giovane WertherVictor Hugo in Francia, conosciuto anche per la sua vicinanza al romanzo storicoGeorge Gordon Byron in Gran Bretagna, Giacomo Leopardi in Italia, autore della famosa poesia A Silvia ed Edgar Allan Poe negli Stati Uniti, famoso per i suoi Racconti del terrore.

Per essere più precisi è possibile fare una sorta di distinzione tra filosofi veri e propri e personaggi che si sono distinti in ambito letterario. Quanto ai filosofi il Romantismo segna inevitabilmente l’affermarsi degli esponenti dell’idealismo: tale corrente trova terreno fertile in Germania grazie ad autori come FichteSchelling ed Hegel.

Precursore dei tempi fu senza dubbio il filosofo Kant il quale diede vita al famoso scritto dal titolo Critica del Giudizio ponendo le basi di quella che poi sarebbe diventata una vera e propria corrente filosofica di tutto rispetto. Punto fondamentale la nuova concezione della natura, questa volta vista come fonte inesauribile e spontanea, ovvero il mezzo attraverso il quale si esprime la divinità.

Idealismo però non è sinonimo di Romanticismo: nonostante questo è impossibile negare che l’idealismo abbia sintetizzato nel migliore dei modi gli ideali del movimento. Figure come Shelling hanno saputo interpretare come pochi altri la sensibilità romantica contrapponendosi a pensatori come Hegel che hanno mosso critiche feroci contro la corrente filosofica e letteraria del tempo.

Quanto alla letteratura, invece, le origini del movimento romantico europeo possono essere individuate nelle opere di alcuni letterati e ideologi tedeschi a partire dalla fine del Settecento. In particolare proprio in Germania nacque, tra il 1770 e il 1785, il movimento conosciuto come Sturm und Drang la cui traduzione letteraria è “tempesta ed impeto”.


Al movimento presero parte artisti come Goethe e Schiller. Successivamente, nel 1798, nacque ufficialmente il Romanticismo: la nascita di quest’ultimo coincide con l’uscita del primo numero di “Athenaeum”. Da allora si distinsero due diverse scuole: quella di Jena e quella di Heidelberg.

In Inghilterra, invece, troviamo tra i primi esponenti WordsworthColeridge e Blake: in un certo senso furono i precursori e per questo definiti "della prima generazione". Successivamente fecero sentire la loro voce anche John KeatsByron e Shelley.

A loro si aggiunse presto un narratore e saggista: si tratta di Thomas de Quincey, un anticipatore di quello che sarebbe stato il decadentismo.

In Italia la sensibilità romantica la possiamo trovare in autori come Ugo Foscolo Vittorio Alfieri anche se non si tratta di elementi puri, bensì legati in parte alla corrente del Neoclassicismo nel caso del primo, ad un anticipazione di quel filone letterario e politico risorgimentale successivo nel caso del secondo.

Ad ogni modo il Romanticismo italiano nasce ufficialmente nel 1816. Proprio in quell’anno Madame de Staël pubblicò nella Biblioteca Italiana un articolo nel quale invitava gli italiani a confrontarsi con le letterature straniere e in particolare con la loro traduzione in quanto mezzo per rinnovare la propria cultura.

Giovanni Berchet, invece, scrisse quello che poi divenne il manifesto del Romanticismo letterario italiano e successivamente fu fondato Il Conciliatore, ovvero una rivista diretta da Silvio Pellico.

Facevano parte del progetto anche Ludovico Di Breme, Pietro Borsieri, Giovanni Berchet e Ermes Visconti. L’obiettivo della rivista era appunto quello di “conciliare” letteratura, aspetti tecnici, pensiero laico e cattolicesimo. Nel 1819 gli austriaci ne imposero la chiusura.

La produzione romantica italiana è, inoltre, molto legata alle prime istanze risorgimentali: troviamo, infatti, Alessandro Manzoni, figura centrale per la diffusione del romanzo storico, e Giacomo Leopardi, nonostante alcuni elementi nella sua poetica riconducibili a Illuminismo e Classicismo.

          

         Le 10 piu' belle poesie d'amore di tutti i tempi

La vita ha bisogno di poesie d’amore. I più grandi poeti di tutte le epoche hanno sempre celebrato questo magico sentimento. Le poesie d’amore sono un viaggio nella sensibilità umana. Danno riscontro alla parte più intima, più profonda di memorabili personaggi che hanno saputo dare voce alle innumerevoli sensazioni che provoca amare. L’amore rende il mondo più bello e la poesia ci permette di sognare.

Poesie d’amore

Quando ci innamoriamo “abbiamo l’impressione che tutto l’universo sia d’accordo“, scrive Coelho. Ed è il tema prediletto della poesia sin dai tempi di Catullo e resterà al centro del pensiero dei poeti finché esisterà questo genere di letteratura. Allora ecco, da Neruda a Montale, da Nazim Hikmet a Jacques Prévert, le 10 più belle poesie d’amore di tutti i tempi.

         Pablo Neruda,

        “Sonetto XVII”

  Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
  o freccia di garofani che propagano il fuoco:
  t’amo come si amano certe cose oscure,
  segretamente, tra l’ombra e l’anima.

  T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
  dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
  grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
  il concentrato aroma che ascese dalla terra.

  T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
  t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
  così ti amo perché non so amare altrimenti

  che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
  così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
  così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.


                                                                                                                                                                            Jacques Prévert,
                                                                                                                  “Tre fiammiferi accesi”

                                                                                                                Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
                                                                                                                        Il primo per vederti tutto il viso
                                                                                                                        Il secondo per vederti gli occhi
                                                                                                                       L’ultimo per vedere la tua bocca
                                                                                                                E tutto il buio per ricordarmi queste cose
                                                                                                                        Mentre ti stringo fra le braccia.


                                                                                                                             Eugenio Montale, 

                                                                                  “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”

                                                                                              Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

                                                                                                    e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
                                                                                                  Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
                                                                                                           Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
                                                                                                                   le coincidenze, le prenotazioni,
                                                                                                                le trappole, gli scorni di chi crede
                                                                                                               che la realtà sia quella che si vede.

                                                                                                       Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
                                                                                               non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
                                                                                                 Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
                                                                                                   le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
                                                                                                                               erano le tue.

                                                                                                                         JULIO CORTAZAR

                                                                                                            Il Futuro                                                                                                               

                                                                                                                  E so molto bene che non ci sarai.
                                                                                                                           Non ci sarai nella strada,
                                                                                                              non nel mormorio che sgorga di notte
                                                                                                                          dai pali che la illuminano,
                                                                                                              neppure nel gesto di scegliere il menù,
                                                                                      o nel sorriso che alleggerisce il "tutto completo" delle sotterranee,
                                                                                                          nei libri prestati e nell'arrivederci a domani.

                                                                                                                       Nei miei sogni non ci sarai,
                                                                                                                  nel destino originale delle parole,

                                                                                                                 nè ci sarai in un numero di telefono

                                                                                                        o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
                                                                                                            Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
                                                                                                                       e non per te comprerò dolci,
                                                                                                                  all'angolo della strada mi fermerò,
                                                                                                                   a quell'angolo a cui non svolterai,
                                                                                                                       e dirò le parole che si dicono
                                                                                                                 e mangerò le cose che si mangiano
                                                                                                                    e sognerò i sogni che si sognano
                                                                                                                    e so molto bene che non ci sarai,
                                                                                                        nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
                                                                                                           nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
                                                                                                      Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
                                                                                                             e quando ti penserò, penserò un pensiero
                                                                                                              che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

 

                                                                                                     Alda Merini

                                                                                        “Ho bisogno di sentimenti”

                                                                                          Io non ho bisogno di denaro.

                                                                                            Ho bisogno di sentimenti,
                                                                               di parole, di parole scelte sapientemente,
                                                                                                di fiori detti pensieri,
                                                                                              di rose dette presenze,
                                                                                        di sogni che abitino gli alberi,
                                                                            di canzoni che facciano danzare le statue,
                                                                       di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
                                                                                               Ho bisogno di poesia,
                                                                     questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
                                                                            che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

                                                                                La mia poesia è alacre come il fuoco
                                                                             trascorre tra le mie dita come un rosario
                                                                      Non prego perché sono un poeta della sventura
                                                                   che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
                                                                   sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
                                                                           sono il poeta che canta e non trova parole,
                                                                          sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
                                                                            sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
                                                                              sono la vanagloria che si lascia cadere,
                                                                            il manto di metallo di una lunga preghiera
                                                                           del passato cordoglio che non vede la luce.


                                                                                                                                                                                 


                                                                                                                                    Nazim Hikmet

                                                                                                               “Amo in te”

                                                                                                               Amo in te 

                                                                                                                l’avventura della nave che va verso il polo

                                                                                                                                          amo in te
                                                                                                              l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte
                                                                                                                           amo in te le cose lontane
                                                                                                                             amo in te l’impossibile
                                                                                                                entro nei tuoi occhi come in un bosco
                                                                                                                                     pieno di sole
                                                                                                                          e sudato affamato infuriato
                                                                                                                        ho la passione del cacciatore
                                                                                                                         per mordere nella tua carne.

                                                                                                                            amo in te l’impossibile
                                                                                                                           ma non la disperazione.                                                             

                                                                                                                 

                                                                                                                            Gaio Valerio Catullo

                                                                                               il poeta dell'amore,vita e opere

                                                                                            “Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo

                                                                                                                       Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo,

                                                                                                                       e ogni mormorio perfido dei vecchi
                                                                                                                          valga per noi la più vile moneta.
                                                                                                                       Il giorno può morire e poi risorgere,
                                                                                                                  ma quando muore il nostro breve giorno,
                                                                                                                            una notte infinita dormiremo.
                                                                                                                      Tu dammi mille baci, e quindi cento,
                                                                                                                   poi dammene altri mille, e quindi cento,
                                                                                                                      quindi mille continui, e quindi cento.
                                                                                                                       E quando poi saranno mille e mille,
                                                                                                                       nasconderemo il loro vero numero,
                                                                                                                      che non getti il malocchio l’invidioso
                                                                                                                          per un numero di baci così alto.




                                                               Charles Baudelaire

                                                      “Inno alla bellezza”

                                                 Vieni dal cielo profondo o esci dall’abisso,
                                                 Bellezza? Il tuo sguardo, divino e infernale,
                                                 dispensa alla rinfusa il sollievo e il crimine,
                                                 ed in questo puoi essere paragonata al vino.

                                                 Racchiudi nel tuo occhio il tramonto e l’aurora;
                                                 profumi l’aria come una sera tempestosa;
                                                 i tuoi baci sono un filtro e la tua bocca un’anfora
                                                che fanno vile l’eroe e il bimbo coraggioso.

                                                Esci dal nero baratro o discendi dagli astri?
                                                Il Destino irretito segue la tua gonna
                                                come un cane; semini a caso gioia e disastri,
                                                e governi ogni cosa e di nulla rispondi.

                                                Cammini sui cadaveri, o Bellezza, schernendoli,
                                                dei tuoi gioielli l’Orrore non è il meno attraente,
                                                l’Assassinio, in mezzo ai tuoi più cari ciondoli
                                                sul tuo ventre orgoglioso danza amorosamente.

                                                Verso di te, candela, la falena abbagliata
                                                crepita e arde dicendo: Benedetta la fiamma!
                                                L’innamorato ansante piegato sull’amata
                                                pare un moribondo che accarezza la tomba.

                                               Che tu venga dal cielo o dall’inferno, che importa,
                                               Bellezza! Mostro enorme, spaventoso, ingenuo!
                                               Se i tuoi occhi, il sorriso, il piede m’aprono la porta
                                               di un Infinito che amo e che non ho mai conosciuto?

                                               Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena,
                                               tu ci rendi -fata dagli occhi di velluto,
                                               ritmo, profumo, luce, mia unica regina!
                                               L’universo meno odioso, meno pesante il minuto?

 



                                                                 Charles Bukowski

                                               “Quando Dio creò l’amore”

                                       Quando Dio creò l’amore non ci ha aiutato molto

                                        quando Dio creò i cani non ha aiutato molto i cani
                                        quando Dio creò le piante fu una cosa nella norma
                                        quando Dio creò l’odio ci ha dato una normale cosa utile
                                        quando Dio creò Me creò Me
                                        quando Dio creò la scimmia stava dormendo
                                        quando creò la giraffa era ubriaco
                                        quando creò i narcotici era su di giri
                                        e quando creò il suicidio era a terra

                                       Quando creò te distesa a letto
                                       sapeva cosa stava facendo
                                       era ubriaco e su di giri
                                       e creò le montagne e il mare e il fuoco
                                       allo stesso tempo

                                       Ha fatto qualche errore
                                       ma quando creò te distesa a letto
                                       fece tutto il Suo Sacro Universo.




                                                                         Khalil Gibran

                                                       “Segui l’amore”

                                                      L’amore non dà nulla fuorché sé stesso
                                                       e non coglie nulla se non da sé stesso.
                                                                    L’amore non possiede,
                                                          né vorrebbe essere posseduto
               

                                         poiché l’amore basta a all’amore.

 .